GIUSEPPE DE SANTIS

DOVE SONO (?)


Ho vissuto per 25 anni nel sud Italia e qualche mese fa ho scelto di trasferirmi per la prima volta scegliendo Milano come destinazione, cosciente di approdare in una delle città italiane più rappresentative dell'attuale visione europea progressista, con tutto ciò che questo comporta.
La serie d'immagini è nata dalla volontà di indagare sulle reazioni del mio incontro con questa città. Ho scelto di farlo nelle fasi iniziali della transizione col fine di cogliere, nell'intensità propria solo degli inizi, le sfumature emotive ed ideologiche scaturite dalla scontro tra il “dov'ero” e il “dove sono”. Vedere così, in quali soggetti e con quale linguaggio estetico si sarebbero spontaneamente trasposte le deduzioni tratte da questo momento irripetibile.
La maniera per farlo per me più diretta e per ciò più congeniale, è stata quella dell'instaurare un dialogo col paesaggio urbano tramite l'atto del camminare.
Attraversando varie aree della città ho così raccolto l'impatto che alcuni luoghi mi hanno trasmesso maggiormente: ho utilizzato le immagini come una sorta di contenitore di paesaggi e forme urbane, laddove queste esprimessero maggiormente le molteplici stratificazioni storico culturali che Milano porta e ha portato avanti per decenni. Ho difatti sentito la necessità di utilizzare uno sguardo più ampio per riuscire ad immagazzinare spazi densi e compatti di una costante evoluzione, che nel tempo ha depositato enunciazioni dei suoi svariati tasselli. In tal senso questi paesaggi urbani sono per me risultati "magnetici" poiché, a differenza dei luoghi da cui provengo, esprimono una cultura basata sull'evidenziare e sfoggiare il progresso in varie e contrapposte maniere, a dimostrazione degli attuali raggiungimenti e al contempo dichiaranti i suoi futuri intenti della città; quasi come una sorta d'attestazione di inattaccabilità.
L'intenzione di trovare il mio spazio in questa realtà compatta e ben “indirizzata”, nel raccogliere tali immagini, si è amplificata ma al contempo ha incontrato un po' di legittimo timore.
Difatti, s'è vero che come molti il motivo stesso della mia presenza qui è poter fare esperienza degli spazi, ambienti e culture ben rodati e delineati di questa città, in questa stessa definizione alberga la tensione di dover interpretare quelli che sembrano essere dei ruoli già stabiliti a priori dalla supremazia della città stessa; mettendo in uno stato di aspro compromesso la relazione tra la mia identità e le opportunità che si presentano in un ambiente come quello Milanese e le relative modalità necessarie per coglierle al meglio.
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