GIUSEPPE DE SANTIS

APERTI AGLI SPAZI

Il primo lockdown mi ha principalmente portato a riflettere sulla percezione dello spazio che mi circonda ed ipoteticamente su quella degli altri.
Essendo costretto all’interno dello spazio casalingo e della stretta realtà condominiale, l'attenzione si è espansa spontaneamente verso i territori esterni. Inizialmente, anche a causa del bombardamento dei media, tale attenzione si è concentrata sui luoghi laddove il lockdown ha avuto un effetto evidente, come città o strade apparse improvvisamente deserte. Spontaneamente tali particolari visioni mi hanno fatto rendere conto di come questi spazi del territorio urbano, per ragioni culturali, sia nel contesto lavorativo che di svago, siano gli unici che davvero pensiamo di fruire, anche al di là di questa condizione anomala.
Quasi per compensazione ho poi spostato la riflessione su quei territori che, anche se molto vicini a noi, sono quasi sempre tagliati fuori dalla concezione di quello che consideriamo come territorio fruibile e che sono vissuti inconsciamente solo come vere e proprie cornici.
Mi riferisco a tutti quegli spazi aperti, ampi che circondano le nostre città o talvolta ne sono all'interno, ma che non hanno nessuna tipologia di funzione precisa: spazi del terzo paesaggio che hanno come caratteristica lampante la loro ampiezza e quiete, che soprattutto con questa loro semplicità ed “inutilità” si presentano come fogli bianchi. Territori quindi di possibile “evasione”, fisica o del solo pensiero, dagli spazi cittadini stretti, affollati e troppo spesso prestabiliti nelle loro molteplici fruizioni e percorsi.
Durante la quarantena ho così sentito anch'io la necessità di esplorare la campagna a meno di 50 metri da casa mia, notando come altra gente essendo lì, forse avesse sentito la stessa necessità. Con l'inizio della fase due (maggio 2019) la percezione degli spazi urbani si è ulteriormente modificata, essendo stata la prima volta in cui essi venivano vissuti da molte più persone attraverso le regole di distanziamento sociale. Per ovvie ragioni questi ultimi si sono “ristretti” ulteriormente, dando un tono soffocante anche ad una città come Bari, che nella norma è si affollata ma di certo non opprimente. Tale ulteriore evoluzione della percezione del restringimento degli spazi cittadini, mi ha spinto a voler indagare se queste particolari condizioni avessero portato questi ampi spazi del territorio ad essere maggiormente notati, rivalutati e fruiti per le loro già citate caratteristiche e relative potenzialità.
Ai miei occhi tutto ciò è accaduto sporadicamente nei primi giorni di “libertà” della persona e dello sguardo inaugurati dalla fase due.


The first lockdown has mainly led me to reflect on the perception of the space around me and hypothetically on that of others. Being forced inside the home space and the narrow condominium reality, the attention spontaneously expanded towards the external territories. Initially, given the media bombardment, such attention focused on places where the lockdown had a noticeable effect, such as cities or streets that appeared suddenly deserted. Spontaneously, these particular visions made me realize how these spaces of the urban territory, for cultural reasons, both in the context of work and leisure, are the only ones that we really think to use, even beyond this anomalous condition. Almost as compensation, I then shifted my reflection to those territories which, even if very close to us, are almost always cut off from the conception of what we consider as usable territory and which are unconsciously experienced only as backgrounds. I am referring to all those open, wide spaces that surround our cities or are sometimes inside them, but which have no specific type of function: spaces of the third landscape that have their breadth and tranquility as a clear feature, that especially with their simplicity and "uselessness" appear as blank sheets. Territories therefore of possible "evasion", physical or just of thought, from narrow, crowded and too often pre-established city spaces in their multiple uses and paths. During the quarantine I also felt the need to explore the countryside less than 50 meters from my house, noting how other people being there, perhaps they felt the same need. With the start of phase two (May 2019) the perception of urban spaces has further changed, having been the first time that they were experienced by many more people through the rules of social distancing. For obvious reasons they "shrunk" further, giving a suffocating tone even to a city like Bari, which is usually crowded but certainly not overwhelming. This further evolution of the perception of the narrowing of city spaces prompted me to investigate whether these particular conditions had led these large areas of the territory to be more noticed, re-evaluated and used for their aforementioned characteristics and relative potential. In my eyes, all of this happened sporadically in the first days of "freedom" of the person and of the gaze inaugurated by phase two.
Link
https://www.giuseppedesantis.eu/aperti_agli_spazi-p23209

Share link on
CLOSE
loading